compro

monti immobiliare



affitto
seguici su facebook
twitter
google plus

 

NEWS news monti immobiliare


» 18/03/2020
Bonus facciate 2020. La guida dell'Agenzia delle Entrate

Arrivano i dettagli del bonus facciate 2020. Chi ha diritto al super sconto e come funziona? Lo spiega la circolare delle Agenzia delle Entrate (allegato nella versione integrale in formato pdf): di fatto un manuale d'uso della misura prevista nella Legge di Bilancio che consente di recuperare in detrazioni fiscali il 90% delle spese di ripulitura, tinteggiatura, recupero o restauro, effettuate nell'anno corrente.

CHI NE HA DIRITTO: ANCHE GLI AFFITTUARI
Intanto i beneficiari. Ha diritto al bonus - chiarisce la circolare - chi possiede o detiene l'immobile in qualità di proprietario, nudo proprietario o titolare di altro diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione), oppure chi lo detiene in ragione di un contratto di affitto regolarmente registrato. In questo caso però ci deve essere il consenso del proprietario ai lavori.

QUALI LAVORI SI POSSONO FARE?
L'agevolazione riguarda gli interventi effettuati sull'involucro esterno visibile dell'edificio. Non solo le facciate: la detrazione fiscale è prevista anche in caso di restauro e recupero di "balconi, ornamenti e fregi". Sono incluse grondaie, pluviali, parapetti, cornicioni e tutte le parti impiantistiche coinvolte purché parte della facciata dell'edificio. Importante: per calcolare se un intervento rientri o meno nell'anno 2020 (e dunque se meriti il bonus) si fa riferimento alla data di pagamento e non a quella della realizzazione dei lavori. Ad esempio: un restauro iniziato nel 2019, ma con spese sostenute nel 2020, potrà godere del beneficio fiscale.

COME SI DEVE PAGARE
Per ottenere il bonus, i contribuenti non titolari di reddito d'impresa, devono effettuare il pagamento delle spese tramite bonifico bancario o postale sul quale sia indicata la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione ed il numero di partita Iva/codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato (si possono benissimo utilizzare i bonifici predisposti da banche e Poste spa per il pagamento delle spese ai fini dell'Ecobonus o della detrazione per interventi di ristrutturazione edilizia). E' necessario poi inserire nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell'immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell'atto che ne costituisce titolo (ad es. contratto di affitto) e gli altri dati richiesti ai fini del controllo della detrazione. A fianco trovate la circolare integrale dell'Agenzia delle Entrate che spiega i beneficiari della misura fiscale, gli interventi ammessi, l'ambito di applicazione, la cumulabilità con altri incentivi.



» 18/03/2020
Obbligatorio regolarizzare il Catasto prima di vendere un immobile

Dal primo luglio 2010 è entrata in vigore la norma che impone la verifica della regolarità catastale dei fabbricati prima del rogito. Il notaio, prima della stipula degli atti di vendita dei fabbricati, o di altri atti con i quali si trasferiscono o costituiscono diritti reali sugli stessi deve verificare che l’immobile sia regolarmente censito in catasto a nome del legittimo proprietario (o titolare del diritto reale), il quale deve dichiarare che i dati catastali e le planimetrie depositate in catasto corrispondono allo stato di fatto del fabbricato. La mancanza di queste dichiarazioni determina la nullità dell’atto, e dunque l’invalidità della compravendita o dell'atto relativo all’immobile (art. 29, comma 1-bis, della legge 27 febbraio 1985 n. 52, introdotto dall’art. 19, comma 14, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, come risultante dalla legge di conversione 30 luglio 2010, n. 122).
Non è più possibile, dunque, vendere un fabbricato, se non è regolarmente dichiarato in catasto, ma neppure se l’intestazione catastale non corrisponde alla realtà, se la planimetria depositata in catasto non raffigura esattamente lo stato di fatto dell’immobile, o se gli altri dati caratteristici dell’immobile (consistenza, categoria, classe e rendita catastale) non sono aggiornati. Si tratta di situazioni che si verificano con una certa frequenza. Basta pensare all’ipotesi in cui il precedente passaggio di proprietà del fabbricato non è stato correttamente volturato in catasto, per “dimenticanza” del proprietario ma anche a causa di un errore del catasto stesso, che non ha evaso la pratica di voltura, pur se diligentemente presentata (come accadeva spesso negli anni ’70 e ’80, prima dell’informatizzazione della banca dati catastale).Per comprendere come ciò sia possibile, dobbiamo tenere presente che il catasto è una banca dati creata e gestita soltanto per scopi fiscali, cioè per far pagare le tasse sugli immobili, mentre i dati che attestano l’effettiva proprietà di un immobile sono quelli contenuti nei registri immobiliari. Ecco perché, fino a oggi, il proprietario di un immobile aveva interesse a risultarne intestatario nei registri immobiliari (e a ciò ha sempre provveduto il notaio, sotto la propria responsabilità personale), mentre dedicava minore attenzione all’intestazione catastale. Può anche accadere che in catasto non risulti depositata la planimetria del fabbricato (per gli accatastamenti più vecchi), o che la planimetria depositata non corrisponda allo stato di fatto dell’immobile, per un errore iniziale o perché non è stata aggiornata in occasione di piccole modifiche (apertura di una finestra, spostamento di una parete, realizzazione di un nuovo bagno). Nelle planimetrie degli appartamenti, inoltre, potrebbe non essere riportata la cantina, oppure la cantina riportata potrebbe non essere quella giusta. Infine, è possibile che in seguito a una ristrutturazione del fabbricato la categoria e la classe attribuite (e di conseguenza la rendita catastale) non corrispondano più alla realtà. Come è cambiata, nella pratica, la fase preparatoria al rogito notarile? La prima novità riguarda la planimetria del fabbricato. Già in precedenza veniva spesso consegnata dal venditore al notaio, insieme all’atto di provenienza e agli altri documenti della casa. Oggi questo diventa un obbligo inderogabile. Il notaio deve verificare che esista in catasto una planimetria che rappresenta l’immobile, dunque il venditore gli deve consegnare la copia recente della planimetria “ufficiale”, quella rilasciata dall’Agenzia del territorio e corrispondente all’originale depositato in catasto. Non basta, dunque, una planimetria qualsiasi, redatta dal tecnico, ma deve risultare che si tratta di quella depositata in catasto. La copia della planimetria catastale deve essere recente, dunque dobbiamo richiederla poco prima del rogito. Al momento dell’atto, il venditore deve dichiarare sotto la propria responsabilità che la planimetria depositata in catasto (e di cui viene allegata copia all’atto notarile) è conforme allo stato di fatto dell’immobile. Il venditore deve inoltre dichiarare la conformità allo stato di fatto di tutti i dati catastali del fabbricato, riportati nell’atto. La dichiarazione del venditore può essere sostituita dall'attestazione di un tecnico abilitato alla presentazione di atti di variazione catastale. Se la planimetria o i dati catastali non corrispondono alla realtà, devono essere aggiornati (con l’intervento di un tecnico, a spese del venditore), prima del rogito. Ecco perché è opportuno verificare la situazione catastale fin dal momento della firma del contratto preliminare, per evitare che sorprese dell’ultimo minuto costringano a rinviare la data prevista per il rogito.
L'Agenzia del Territorio (Circolare n. 2 del 9 luglio 2010) ha precisato che quando la planimetria catastale non riproduce fedelmente la situazione attuale dell'immobile, l'intestatario deve presentare, prima del rogito, una denuncia di variazione, allegando la planimetria aggiornata. Questo sia che si tratti di una difformità originaria, cioè dovuta a un'errata rappresentazione nella planimetria depositata in precedenza, sia che derivi da modifiche eseguite successivamente, e non comunicate al catasto.
L'Agenzia del Territorio ha chiarito però che non assumono rilievo le variazioni di toponomastica (il nome delle vie e i numeri civici), i nomi dei confinanti e ogni altro elemento che non influisce sulla corretta determinazione della rendita. La legge di conversione del decreto ha precisato che la conformità della planimetria allo stato di fatto dell'immobile deve essere verificata "sulla base delle disposizioni vigenti in materia catastale". Questa precisazione consente all'intestatario di attestare la conformità della planimetria anche in presenza di lievi modifiche interne, come lo spostamento di una porta interna o di un tramezzo, che pur variando la superficie utile dei vani interessati non modificano il numero dei vani e la loro funzionalità, e quindi non comportano una variazione della rendita catastale, come ha chiarito l'Agenzia del Territorio. Deve trattarsi, comunque, di modifiche veramente minime. Nei casi dubbi, la mancata modifica del numero dei vani e della funzionalità dovrà essere attestata da un tecnico, quindi sarà più semplice depositare una nuova planimetria aggiornata, come auspica la stessa Agenzia del Territorio. E' invece espressamente considerato obbligatorio l'aggiornamento della planimetria in caso di rilevante ridistribuzione degli spazi interni, realizzazione di nuovi servizi igienici, realizzazione di soppalchi, modifica nell'utilizzo di balconi e terrazze, utilizzazione del retrobottega di un negozio come spazio destinato alla vendita. Le dichiarazioni rese dal venditore sulla conformità catastale sono riportate nell’atto dal notaio, ma il notaio non può verificarne il contenuto, salvo casi particolari. In caso di dubbi, dunque, è opportuno che l’acquirente faccia eseguire una verifica da un tecnico, prima del rogito, per evitare di avere problemi (e sanzioni) dopo l’acquisto della casa. L’intervento di un tecnico a tutela dell’acquirente, già diffuso nella prassi in alcune province, consente di verificare anche la regolarità urbanistica dell’immobile, al di là delle dichiarazioni formali rese dal venditore davanti al notaio e riportate nell’atto. Il notaio, infatti, sia nel caso delle dichiarazioni sulla conformità catastale sia per quanto riguarda quelle sulla regolarità urbanistica (e quindi l’assenza di abusi edilizi) deve per legge chiedere al venditore di rendere una dichiarazione, ma non può verificarne la veridicità. Il notaio può comunque fornire, come servizio accessorio, l’intervento di un tecnico che, dotato delle competenze professionali necessarie, esegua tutte le verifiche opportune per garantire all’acquirente la regolarità sostanziale, e non solo formale, della casa che sta comprando. Il notaio deve invece verificare direttamente, sotto la propria responsabilità, la corrispondenza tra l’intestazione catastale dell’immobile e i diritti risultanti dai registri immobiliari. In caso di difformità, occorre aggiornare la situazione catastale prima del rogito, eseguendo il cosiddetto "preallineamento", se le volture dei passaggi precedenti erano state presentate ma non recepite dal catasto, oppure presentando le volture catastali che a suo tempo erano state omesse. A tutto questo può provvedere il notaio, a spese del venditore. Solo in casi particolari, quando un intervento preventivo di allineamento catastale non è attuabile, l'allineamento potrà avvenire dopo il rogito, contestualmente alla voltura catastale dell'atto eseguita dal notaio mediante il cosiddetto "modello unico", ma sempre a spese del venditore (Circolare Agenzia del Territorio n. 2 del 9 luglio 2010). Le nuove norme, oltre che alle compravendite, si applicano a tutti gli atti che trasferiscono la proprietà di un fabbricato (per esempio le donazioni e le permute), agli atti che costituiscono o trasferiscono un diritto reale (per esempio l’usufrutto o la nuda proprietà), alle costituzioni e modifiche di servitù e alle divisioni. La legge di conversione ha invece espressamente escluso dall'applicazione delle nuove norme gli atti che costituiscono, modificano o estinguono ipoteche, che invece erano compresi nella definizione originaria del decreto entrato in vigore il primo luglio 2010. Oggi, pertanto, non è più obbligatorio regolarizzare la situazione catastale del fabbricato per poter ottenere un mutuo ipotecario. Le nuove regole fanno riferimento a tutti i “fabbricati già esistenti” e alle "unità immobiliari urbane". L'Agenzia del Territorio (Circolare n. 2 del 9 luglio 2010) ha chiarito che si intendono dunque esclusi dalla nuova normativa: - le particelle censite al catasto terreni; - le aree urbane e il lastrici solari, iscritti al catasto fabbricati con indicazione della sola superficie (ai sensi dell'art. 15 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 650); - i fabbricati iscritti in catasto come "in corso di costruzione" o "in corso di definizione", sempre che non siano ancora stati ultimati o definiti; - i fabbricati iscritti in catasto come "unità collabenti", in quanto non più abitabili o utilizzabili per l'uso a cui sono destinati; - i fabbricati rurali, censiti al catasto terreni, che non abbiano subito variazioni, né perso i requisiti oggettivi e soggettivi per il riconoscimento della ruralità ai fini fiscali Le nuove norme incidono profondamente sul trasferimento dei fabbricati che hanno perso i requisiti di ruralità (i cosiddetti fabbricati “ex rurali”). Oggi, infatti, non è più possibile trasferirne la proprietà quando sono censiti solo al catasto terreni, ponendo a carico dell’acquirente l’obbligo di dichiararli al catasto fabbricati, come invece si poteva fare fino al 30 giugno 2010. Oggi il venditore deve necessariamente accatastare il fabbricato "ex rurale" prima del rogito. E' ancora possibile, invece, trasferire la proprietà di fabbricati censiti solo in catasto terreni e non al catasto fabbricati, se questi mantengono i requisiti oggettivi di ruralità (cioè che rimangono al servizio del fondo agricolo, secondo la normativa vigente) senza dichiararli al catasto fabbricati, quando sono presenti i requisiti soggettivi per entrambe le parti, cioè quando sia il venditore sia l’acquirente sono imprenditori agricoli professionali (o coltivatori diretti). Comunque, dato che si rischia la nullità dell’atto, questa situazione di fatto (che non risulta dalla documentazione catastale) deve essere accertata con la massima attenzione, se necessario anche con l'intervento di un tecnico, prima che il notaio proceda con la stipula dell'atto. L'Agenzia del Territorio (Circolare n. 3 del 10 agosto 2010) ha precisato inoltre che si intendono esclusi dalla nuova normativa anche i cosiddetti "beni comuni non censibili", cioè i beni comuni a più unità immobiliari e privi di rendita catastale, come per esempio scale, androni, aree comuni di passaggio, cortili condominiali, che non presentano un'intestazione catastale e per i quali non è neppure prevista la redazione di una planimetria. Le nuove regole si applicano invece ai cosiddetti "beni comuni censibili", come per esempio l'alloggio del portiere, che pur essendo comuni a tutti i condomini hanno una rendita catastale, e per i quali la planimetria deve essere depositata in catasto.



» 18/03/2020
Fisco, da oggi il Catasto comunica anche i metri quadri

Per 57 milioni di immobili il 'documento di riconoscimento' rilasciato dall'Agenzia delle Entrate conterrà anche il dato relativo alla superficie. Per i contribuenti sarà possibile controllare se il conto della Tari addebitata dai comuni sia corretto.
Arrivano i metri quadri nelle visure catastali. Da oggi in poi chiunque chiederà una visura per il proprio immobile potrà finalmente ottenere anche la misura della superficie. Un dato fondamentale sia in caso di compravendita sia ai fini del calcolo della Tari, in quanto l'imposta sui rifiuti ha come base proprio la metratura dell'immobile. Interessati alla novità ben 57 milioni di immobili, di categoria A, B e C, quindi tutti gli immobili per uso abitativo e commerciale.

Vantaggi immediati per le compravendite. Avere a disposizione questo, accanto a categoria catastale, classe, consistenza, rendita, permette innanzitutto a chi intende acquistare un alloggio di avere un dato "certificato" per quel che riguarda la superficie reale dell'immobile. Non si rischiano più, quindi, perdite di tempo per verificare l'effettiva grandezza di un immobile messo in vendita con una metratura "commerciale" che di fatto si dimostra irrealistica quando si va a verificare in loco. Anche i prezzi sono destinati ad essere più trasparenti dato che si dovranno necessariamente basare su un dato "reale" e che può essere verificato comodamente in anticipo, e non su una superficie indicata solo in funzione della vendita.

Verifica dei conteggi per la Tari. Un altro dei vantaggi che riguarda, questa volta, non solo i proprietari e aspiranti tali ma anche gli inquilini tenuti a pagare l'imposta, è la possibilità di verificare la superficie ai fini Tari, vale a dire i metri quadri sui quali si applica la tassa sui rifiuti. La Tari per le sole destinazioni abitative, infatti, non tiene conto di balconi, terrazzi e altre aree scoperte di pertinenza e accessorie. Con la possibilità di avere il dato direttamente nella visura sarà quindi possibile verificare se il comune utilizza la giusta metratura calcolo del tributo sui rifiuti, oppure ha un dato non corretto. Quando questo accade il dato può essere rettificato direttamente dal contribuente sia comunicandolo al comune che all'Agenzia delle entrate. Per quanto riguarda invece Imu e Tasi, così come per le imposte che hanno come base imponibile la rendita catastale, non cambierà nulla finché quest'ultima non verrà ricalcolata con i nuovi parametri.

Quando manca la planimetria. Il dato della superficie è comunque assente nel caso di immobili non dotati di planimetria, ossia di quegli immobili per i quali l'accatastamento risale per lo più alla prima fase di censimento del Catasto edilizio urbano. In questa situazione i proprietari possono presentare una dichiarazione di aggiornamento catastale, tramite un tecnico abilitato, per l'inserimento in atti della piantina catastale. Una regolarizzazione che peraltro è d'obbligo se si è intenzionati a vendere.



» 20/11/2014
Quotazioni immobiliari del 1° semestre 2014

L'Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia (OMI), ha pubblicato dul sito istituzionale i valori medi di mercato relativi a case, negozi, uffici e capannoni del primo semestre 2014.

L’OMI è un costante monitoraggio dell’andamento dei valori di mercato delle compravendite e degli affitti, che ogni sei mesi aggiorna le quotazioni di oltre 8mila comuni su tutto il territorio nazionale.

La banca dati dell'Osservatorio costituisce una rilevante fonte d'informazioni relative al mercato immobiliare nazionale; per ogni zona omogenea, infatti, viene individuato un valore minimo e un valore massimo al metro quadro relativo alle varie tipologie edilizie.

I tecnici sanno che i valori non sostituiscono, ovviamente, la perizia di stima di un immobile effettuata da un professionista, ma costituiscono un’indicazione di massima che tiene conto della tipologia ordinaria dei fabbricati e dello stato conservativo prevalente nella zona omogenea considerata.

Per circa 7.500 comuni sono già disponibili le quotazioni immobiliari relative al primo semestre.

Sia le zonizzazioni che le quotazioni relative al primo semestre 2014 potranno comunque subire variazioni per effetto di eventuali rettifiche di possibili anomalie e incoerenze.



» 08/05/2014
Nessun permesso di costruire per pergolati e coperture amovibili...

Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) con sentenza n. 1777/2014, si è pronunciato definitivamente sull’appello proposto, accogliendo il ricorso di primo grado in merito all'esclusione dagli abusi edilizi di strutture non ancorate in modo fisso al pavimento.

Non c’è bisogno di chiedere quindi, al Comune di riferimento, il permesso di costruire se si vuole realizzare una "struttura di arredo, installata su pareti esterni dell’unità immobiliare di cui è ad esclusivo servizio, costituito da struttura leggera e amovibile, caratterizzata da elementi in metallo o in legno di esigua sezione, coperta da telo anche retrattile, stuoie in canna o bambù o materiale in pellicola trasparente, priva di opere murarie e di pareti chiuse di qualsiasi genere, costituita da elementi leggeri, assemblati tra loro, tali da rendere possibile la loro rimozione previo smontaggio e non demolizione".

Per i giudici amministrativi la tenda-pergolato in esame "non configura né un aumento del volume e della superficie coperta, né la creazione o modificazione di un organismo edilizio, né l’alterazione del prospetto o della sagoma dell’edificio cui è connessa, in ragione della sua inidoneità a modificare la destinazione d’uso degli spazi esterni interessati, della sua facile e completa rimuovibilità, dell’assenza di tamponature verticale e della facile rimuovibilità della copertura orizzontale (addirittura retraibile a mezzo di motore elettrico)."

Il Consiglio di Stato ha così precisato che simili strutture sono da "qualificarsi alla stregua di arredo esterno, di riparo e protezione, funzionale alla migliore fruizione temporanea dello spazio esterno all’immobile cui accede, in quanto tale riconducibile agli interventi manutentivi non subordinati ad alcun titolo abilitativo" (art. 6, comma 1, d.P.R. n. 380/2001).



» 23/04/2014
La Stima di Mercato...

Quando si vuol vendere o affittare il proprio immobile bisogna sapere qual'è il "VALORE REALE DI MERCATO".
Molto spesso, per determinare il valore, si fa affidamento alle opinioni dei vicini e dei conoscenti oppure alle sterili statistiche di giornali e televisione, ma non sempre i risultati ottenuti, le proprie convinzioni o aspettative corrispondono poi alla realtà.

Cosa si rischia?

- valutazione troppo elevata si rischia di tenere il proprio immobile vuoto per lungo tempo: si effettuano innumerevoli visite con potenziali interessati, ma nessuno alla fine vuole concludere l’affare.

- valutazione troppo bassa si conclude subito l’affare... ad un prezzo che non rende merito all’oggetto...

Come fare, allora, per conoscere il valore di un immobile?

Il “VALORE REALE DI MERCATO” è determinato dall’incrocio tra la domanda e l’offerta. Sembra una banalità, ma non si può definire in altra maniera.
E’ inutile richiedere una cifra che non è in linea con le stime di mercato (le stime di mercato sono determinate dalle richieste dei clienti in quella determinata zona). Se teoricamente riuscissimo a spostare lo stesso appartamento da una zona all’altra della città, potremmo vedere fluttuazioni di valore notevoli.

Bisogna sapere che l’esposizione da un lato o dall’altro dello stesso palazzo è determinante per l’attribuzione del valore, poi c’è il piano, la composizione interna, le finiture... insomma, non è semplice!

Chi può conoscere così bene tutte le varianti?
Chi conosce le richieste della clientela nel dettaglio?
Chi ha il polso del mercato, dell’andamento e delle previsioni?
Bisogna affidarsi ad un professionista del settore, a qualcuno che “mastica” queste cose tutti giorni… magari da anni e meglio se con conoscenza specifica del territorio.

Consigliamo di non affidarsi al primo agente immobiliare che capita, magari è meglio sentirne più di uno, poi si fanno le dovute considerazioni.



» 23/04/2014
La Cedolare Secca

La “cedolare secca” è un regime facoltativo, che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali (per la parte derivante dal reddito dell’immobile). In più, per i contratti sotto cedolare secca non andranno pagate l’imposta di registro e l’imposta di bollo, ordinariamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione. La cedolare secca non sostituisce l’imposta di registro per la cessione del contratto di locazione.

La scelta per la cedolare secca implica la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente.

Attenzione: e’ possibile optare per la cedolare secca sia alla registrazione del contratto sia (per gli affitti pluriennali) negli anni successivi. Quando l’opzione non viene esercitata all’inizio, la registrazione segue le regole ordinarie; in questo caso, le imposte di registro e di bollo sono dovute e non sono più rimborsabili.

Chi può scegliere la cedolare secca

Possono optare per il regime della cedolare secca le persone fisiche titolari del diritto di proprietà o del diritto reale di godimento (per esempio, usufrutto), che non locano l’immobile nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni.

Per quali immobili

L’opzione può essere esercitata per unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa l’A10 - uffici o studi privati) locate a uso abitativo e per le relative pertinenze, locate congiuntamente all’abitazione, oppure con contratto separato e successivo rispetto a quello relativo all’immobile abitativo, a condizione che il rapporto di locazione intercorra tra le medesime parti contrattuali, nel contratto di locazione della pertinenza si faccia riferimento al quello di locazione dell’immobile abitativo e sia evidenziata la sussistenza del vincolo pertinenziale con l’unità abitativa già locata.

In caso di contitolarità dell’immobile l’opzione deve essere esercitata distintamente da ciascun locatore.

I locatori contitolari che non esercitano l’opzione sono tenuti al versamento dell’imposta di registro calcolata sulla parte del canone di locazione loro imputabile in base alle quote di possesso. Deve essere comunque versata l’imposta di bollo sul contratto di locazione.

L’imposta di registro deve essere versata per l’intero importo stabilito nei casi in cui la norma fissa l’ammontare minimo dell’imposta dovuta.

Quali inquilini

Il regime della cedolare non può essere applicato ai contratti di locazione conclusi con conduttori che agiscono nell’esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo, indipendentemente dal successivo utilizzo dell’immobile per finalità abitative di collaboratori e dipendenti.

Quanto dura l’opzione

L’opzione comporta l’applicazione delle regole della cedolare secca per l’intero periodo di durata del contratto (o della proroga) o, nei casi in cui l’opzione sia esercitata nelle annualità successive alla prima, per il residuo periodo di durata del contratto.

Il locatore ha comunque la facoltà di revocare l’opzione in ciascuna annualità contrattuale successiva a quella in cui è stata esercitata. Così come è sempre possibile esercitare nuovamente l’opzione, nelle annualità successive alla revoca, rientrando nel regime della cedolare secca.

La revoca deve essere effettuata entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente e comporta il versamento dell’imposta di registro, eventualmente dovuta.

Quanto si paga

L’imposta sostitutiva si calcola applicando un’aliquota del 21% sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti.

E’, inoltre, prevista un’aliquota ridotta per i contratti di locazione a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate:

• nei comuni con carenze di disponibilità abitative (articolo 1, lettera a) e b) del dl 551/1988). Si tratta, in pratica, dei comuni di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia e dei comuni confinanti con gli stessi nonché gli altri comuni capoluogo di provincia

• nei comuni ad alta tensione abitativa (individuati dal Cipe).

Dal 2013 l'aliquota per questi contratti è pari al 15% (Dl 102/2013), ridotta al 10% per il quadriennio 2014-2017 (Dl 47/2014).

Effetti della cedolare sul reddito

Il reddito assoggettato a cedolare:

• è escluso dal reddito complessivo

• sul reddito assoggettato a cedolare e sulla cedolare stessa non possono essere fatti valere rispettivamente oneri deducibili e detrazioni

• il reddito assoggettato a cedolare deve essere compreso nel reddito ai fini del riconoscimento della spettanza o della determinazione di deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo collegati al possesso di requisiti reddituali (determinazione dell’Isee, determinazione del reddito per essere considerato a carico).



» 23/04/2014
Cos'è l' A.P.E.?

L'A.P.E. (attestazione di prestazione energetica) contiene la "targa energetica" che sintetizza le caratteristiche energetiche dell'immobile.
Per misurarle, il tecnico deve analizzare le caratteristiche termo igrometriche, i consumi, la produzione di acqua calda, il raffrescamento e il riscaldamento degli ambienti, il tipo di impianto, eventuali sistemi di produzione di energia rinnovabile. L'attestato deve contenere anche i dati catastali dell'immobile.
Nel caso si debba vendere la propria abitazione o stipulare un nuovo contratto di locazione per tovare un inquilino, i relativi annunci commerciali tramite tutti i mezzi di comunicazione devono riportare l'Indice di prestazione energetica (Ipe) dell'involucro edilizio e globale dell'edificio o dell'unità immobiliare e la classe energetica corrispodente, contenute nell'attestato di prestazione energetica. Poi, durante le trattative di compravendita o di locazione, venditori e locatori devono rendere disponibile al potenziale acquirente o al nuovo conduttore l'attestato di prestazione energetica.
In caso di vendita l'attestato dovrà essere consegnato all'acquirente, così come in caso di locazione al conduttore.



» 23/04/2014
Le Nuove Imposte sugli Immobili del 2014

Il 1° Gennaio 2014, sono cambiate le imposte di registro, ipotecaria e catastale nelle compravendite immobiliari.
Di seguito, le nuove imposte e le novità sulle altre operazioni immobiliari.
Nelle compravendite della prima casa l’imposta è ridotta al 2%, ma è aumentata al 9% se l’abitazione è di lusso (A1, A8, A9).
Stessa aliquota (9%), resa unica, per tutti gli altri trasferimenti immobiliari. In nessun caso, comunque, può essere inferiore ai mille euro.
Il decreto esenta dall’imposta di bollo le compravendite di cui sopra, mentre sostituisce le precedenti imposte ipotecaria e catastale con una misura fissa di 50 euro.
Per tutti gli altri atti che fino al 31 gennaio 2013 sono stati soggetti a imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura fissa di 168 euro, da 1° gennaio è scattato un aumento a 200 euro. Questa disposizione tocca operazioni che riguardano le imprese (escludendo gli immobili), come i conferimenti nel capitale sociale, gli atti societari, i contratti di comodato di beni immobili, gli atti costitutivi e modificativi di Onlus e associazioni, le associazioni temporanee di impresa.
Le imposte sulle compravendite valgono anche per altre operazioni sugli immobili, come il trasferimento di diritti reali di godimento (compresa la rinuncia), gli espropri, i trasferimenti coattivi.


 

 

 

MONTI IMMOBILIARE

Piazza Europa, 1
95129 CATANIA

Tel: +39 095 383177
Fax +39 095 373906
info@montiimmobiliare.it

P.Iva 05643880874

vuoi vendere il tuo immobile? valutazioni gratuite

Nome:


Cognome:


Telefono:


Email:


Con l'invio della richiesta di dichiaro di avere preso visione dell' informativa privacy ai sensi degli artt.13 e 14 del Regolamento UE 679/2016 - Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (“RGPD”), in ottemperanza agli obblighi dettati dal legislatore a tutela della privacy.

 

 
Copyright © MONTI IMMOBILIARE DI ORAZIO MARCO SISCARO - P.IVA 05643880874
Privacy Policy
ADMIN
CREDITS